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Zanardi condizioni stabili

Decorso clinico regolare e stabile anche la notte scorsa in ospedale per Alex Zanardi, che da oggi va ad affrontare una settimana-chiave per la guarigione dai gravi traumi dell’incidente in handbike a Pienza (Siena) il 19 giugno. Sempre tenuto in coma farmacologico, Zanardi prosegue il lento recupero iniziato dopo l’intervento neurochirurgico nel policlinico senese. Già da oggi i medici, riuniti in equipe multidisciplinare, fanno le valutazioni necessarie per decidere se è possibile già nei prossimi giorni sospendere la sedazione per verificare il quadro neurologico. Decisiva per procedere a questo passaggio, hanno spiegato, è che si mantenga la stabilità delle condizioni cliniche di Alex Zanardi come sta accadendo in questi primi giorni di cure. La prognosi è sempre riservata.

Fonte ansa

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Sciopero benzinai tra il 13 e il 14 in autostrada

Benzina, sciopero dei gestori il 13 e 14 in autostrada – RIPRODUZIONE RISERVATA

Impianti di benzina chiusi il 13 e 14 maggio nelle aree di servizio autostradali. Dopo “nove settimane di prese in giro”, “di impegni non mantenuti, di promesse lasciate cadere nel vuoto, di retromarce imbarazzate e infine di silenzi ingiustificabil”, le organizzazioni Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno proclamato lo stato di agitazione della intera categoria ed una prima tornata di scioperi che prenderà avvio proprio dalla rete autostradale.

“I gestori – si legge in una nota delle organizzazioni – non chiedevano altro che condividere responsabilità e oneri con il Governo e l’intera filiera composta da tanti soggetti economici -concessionari autostradali primi fra gli altri- con ben altra solidità ed una incommensurabilmente maggiore remunerazione. A nulla è valso resistere pazientemente e stringere i denti in tutto questo periodo, moltiplicando appelli e sollecitazioni. Ora, con il termine della fase acuta dell’emergenza, avendo in tutta coscienza adempiuto interamente alla responsabilità di cui è fieramente portatrice, la categoria non ha altra risorsa che tornare ad agitare gli strumenti della protesta, a sostegno delle proprie legittime rivendicazioni”. Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio si dicono infine convinte che i cittadini “comprendano le loro giuste motivazioni, che sono poi quelle che similmente agitano anche moltissimi di loro”.
fonte ansa

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Brexit, ecco cosa cambia nel mondo delle assicurazioni auto

Con l’arrivo della Brexit, cambiano le cose anche per chi deve viaggiare con la propria auto verso il Regno Unito. Dalle assicurazioni ai documenti personali, compresa la patente, sono diverse le novità che saranno introdotte ma non da subito. In particolare, secondo un resoconto stilato da Facile.it, la prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti nell’immediato, ma anche per quanto riguarda le assicurazioni ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal Capodanno 2021. Ma la loro entità dipende dall’esito dei negoziati in corso.

Nel dettaglio, i cittadini dell’Ue potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole.

”Quest’anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio”, spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto.

Basteranno un passaporto valido o la carta d’identità.

Quest’ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, Londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno.

Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal primo febbraio. Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l’auto deve essere chiaramente assicurata. Si deve dare prova che lo sia portando materialmente con sé la ‘carta verde’, sulla quale devono essere indicati nome dell’assicurato, targa dell’auto e periodo della copertura assicurativa.

Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli Stati e variare da Paese a Paese.

Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese.

Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un’assicurazione sanitaria che copra l’intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida.

Ma, ancora una volta, dipende dalle intese che verranno raggiunte. Il governo britannico ha fatto sapere che ”l’obiettivo è sottoscrivere accordi di assistenza sanitaria reciproca con l’Ue o con singoli Paesi”, in modo da ”fornire cure mediche a un costo ridotto o, in alcuni casi, gratuite”. Il 25 giugno 2018, inoltre, l’Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le imprese di assicurazione e gli intermediari assicurativi europei informino i clienti ”sul possibile impatto della Brexit sui contratti assicurativi in essere” e ”sulle misure adottate per garantire, dopo la Brexit, la continuità del servizio e l’esecuzione dei contratti stipulati”. Nel corso del 2020, quindi, le compagnie dovrebbero inviare ai clienti comunicazioni nel caso in cui cambiassero alcune condizioni legate alle polizze in essere.
fonte ansa

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Toyota ferma la produzione, la Cina teme ora per il Pil

Il coronavirus di Wuhan proietta ombre sinistre sull’economia della Cina. Mentre il Kazakhstan, la Mongolia e Hong Kong hanno chiuso a vario titolo le frontiere, l’estensione del Capodanno lunare al 2 febbraio e lo stop forzato alle imprese, voluto dal governo, o volontario come nel caso di Toyota, per le incertezze sulla tenuta della supply chain, fanno nascere pesanti dubbi sull’outlook. E non solo quello cinese, visto che anche il presidente della Federal Reserve considera che il virus genera incertezze per le prospettive di crescita dell’economia mondiale, come anche sottolineato da Morgan Stanley che in un suo report avverte dei possibili effetti anche se a breve termine sulla crescita.

In Cina, Zhang Ming, economista del prestigioso Cass, tra i più ascoltati think tank di Pechino, ha stimato che l’economia nazionale possa frenare al 5% o anche di più nel primo trimestre a causa dell’epidemia, malgrado un probabile pacchetto di misure fiscali e monetarie. I segnali “incoraggianti” visti dal vicepremier Liu He, marcati a margine della firma del 15 gennaio a Washington della ‘fase uno’ dell’intesa commerciale Usa-Cina, sono svaniti. Di fronte ai 6.100 contagi di polmonite misteriosa, compagnie aeree come British Airways e Lufthansa hanno cancellato i voli da e per la Cina, mentre altri colossi come Starbucks, McDonald’s e Ikea hanno fermato l’operatività di metà dei loro punti vendita. Un occhio particolare lo richiede la provincia di Hubei e la capitale Wuhan, focolaio dell’epidemia: Nomura, in uno studio, si apetta ora un “duro colpo” all’economia, peggiore di quello generato nel 2003 dalla Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Il Pil reale, in particolare, potrebbe “materialmente cadere” dal 6% dello scorso trimestre, anche di “oltre il 2%” come è avvenuto nel secondo trimestre del 2003 sul primo. Il distretto di Wuhan, ormai paralizzato, vale 214 miliardi di dollari e dà un contributo dell’1,6% alla formazione del Pil nazionale, essendo tra l’altro un hub vitale dell’auto e dell’acciaio. Shanghai, Zhejiang, Jiangsu, Guangdong e Chongqing, centri manifatturieri di primo piano, hanno disposto la ripresa delle attività per le imprese dal 9 febbraio, ha osservato Nomura, vedendo nella mossa per frenare la diffusione del virus l’effetto collaterale di un duro colpo alla produzione industriale.

I consumi, uno dei pilastri della crescita in fase di consolidamento, si avvia a subire un netto contraccolpo malgrado l’atteso Capodanno lunare, ha osservato Standard & Poor’s. L’agenzia di rating ha ipotizzato che un calo del 10% della spesa per trasporti ed entertainment impatterebbe di circa l’1,2% sul Pil. “L’avversione al rischio e le condizioni finanziarie più critiche potrebbero amplificare le conseguenze, anche sugli investimenti”, ha rimarcato il report. Intanto, Hong Kong ha perso il 2,82% al ritorno agli scambi dopo la lunga pausa del Capodanno lunare sui timori del nuovo coronavirus, mentre i listini europei hanno guadagnato sulla spinta della fiducia dei consumatori e Wall Street si è attestata in positivo dopo la decisione della Federal Reserve di tenere fermi i tassi d’interesse nella sua prima riunione dell’anno. La Banca centrale cinese (Pboc) ha preparato il terreno in vista della riapertura delle Borse di Shanghai e Shenzhen del 3 febbraio: ha promesso in una nota che inietterà sui mercati “una ragionevole e sufficiente liquidità”. Un puntello rispetto a scenari molto più complessi se dovesse proseguire ancora il blocco delle attività per la diffusione dell’epidemia.
fonte ansa

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Documento Unico di Circolazione, da dicembre lievita il costo

ROMA – Lievitano i costi per le pratiche auto con l’entrata in vigore del Documento Unico di Circolazione. Dal primo dicembre, con la procedura del PagoPa – obbligatoria per tutti gli studi di consulenza – l’aggravio dei costi per le tasche dei cittadini italiani sarà di circa dieci euro per ogni pratica.

L’allarme è stato lanciato, in una nota, da Paolo Colangelo, presidente della Confarca (confederazione italiana che rappresenta le scuole guida e gli studi di consulenza) durante la riunione confederale che si è tenuta a Catania, all’hotel Plaza, dove hanno partecipato più di duecento studi di consulenza provenienti da tutta la Sicilia.

Durante l’incontro, sono stati esaminati, insieme ai formatori di Aci, tutti gli sviluppi sul Documento Unico di Circolazione che entrerà in vigore dal prossimo mese, evidenziando che con la procedura del PagoPa ogni pratica costerà dieci euro in più. “Ci sembra davvero assurdo – afferma Colangelo – visto che l’introduzione del Documento Unico di Circolazione non avrebbe dovuto avere alcun costo aggiuntivo per il cittadino”. “L’introduzione del PagoPa nelle procedure non ci vede affatto d’accordo” aggiunge il presidente di Confarca nel chiedere ”un intervento affinché non ci sia un aggravio di costi che arrecherà di sicuro un danno alla categoria

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76 incidenti su 100 avvengono sulle strade urbane

Settantasei incidenti su 100 avvengono nei centri abitati, 6 in autostrada e 18 su strade extraurbane; nel 2018 in autostrada è stabile il numero di incidenti ma aumenta il numero di morti (a causa dell’incidente del Ponte Morandi), sulle strade extraurbane aumentano gli incidenti ma rimane sostanzialmente stabile il numero di morti (+4% e -0,7%), nei centri abitati diminuiscono sia incidenti che morti (-2,7% e -4,2%), soprattutto nei piccoli centri attraversati da strade extraurbane. Sono i dati essenziali che emergono da “Localizzazione degli incidenti stradali 2018”, lo studio, realizzato dall’Aci, che analizza i 37.228 incidenti (1.166 mortali), 1.344 decessi e 59.853 feriti, avvenuti su circa 55.000 chilometri di strade della rete viaria principale del Belpaese. In autostrada i veicoli per il trasporto delle merci sono coinvolti nel 31% degli incidenti.

Il venerdì è il giorno in cui si verificano più incidenti (il 15,4%), dalle 18 alle 20 le ore più critiche, giugno e luglio i mesi con la maggiore incidentalità (rispettivamente il 9,9% e 10,4% del totale). Prendendo come riferimento l’anno 2010, gli incidenti sono diminuiti del 19,4%, i morti del 18,2%. Rispetto al 2017, invece, gli incidenti sono aumentati dell’1,5% (554 in più) e i decessi diminuiti dell’1,6% (22 in meno). Le autostrade urbane risultano quelle con la maggiore densità di incidenti a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi. Infatti la Penetrazione urbana della A24 (12,9 inc/km), il Raccordo di Reggio Calabria (12,5 incidenti/km) e la Tangenziale Nord di Milano (nel tratto in provincia di Monza – 10,3 incidenti/km) sono le strade sulle quali si verificano più incidenti, mentre per la rete autostradale la media nazionale è di 1,3 incidenti/km. Per le strade extraurbane, dove la media nazionale è di 0,6 incidenti/km, il triste primato spetta alla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga nei tratti in provincia di Monza e della Brianza (9,8 incidenti/km) e in provincia di Milano (7,6 incidenti/km) e alla SS131 dir – Carlo Felice in provincia di Cagliari (8,6 incidenti/km).

Sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili rappresentano una quota assai elevata dei decessi, anche se in diminuzione rispetto allo scorso anno: il 31% (1 morto su 3) è ciclista, “dueruotista” o pedone. Nel 20,6% dei casi è deceduto un motociclista (277), nel 10,2% un pedone (137) e nel 3% un ciclista (39). Rispetto al totale dei morti per modalità di trasporto, i pedoni sono il 22,4%, i ciclisti il 17,8% e “dueruotisti” il 34,8%. I veicoli a due ruote (biciclette comprese), sono coinvolti nel 22% degli incidenti stradali. L’indice di mortalità delle due ruote (motocicli e biciclette) è molto più elevato di quello delle quattro ruote: più di 3,6 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, rispetto all’1,3 delle auto. Al vertice delle tratte più pericolose per le due ruote, la SS 001 Aurelia in Liguria, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la SS 145 Sorrentina in provincia di Napoli, la SS 249 Gardesana Orientale in provincia di Verona, la SS 114 orientale Sicula in provincia di Messina. Rispetto al 2018, nel complesso, le strade nelle quali gli incidenti sono diminuiti in modo consistente: SS 7 quater Domiziana, SS 69 di Val d’Arno, SS 325 di Val di Setta e Val di Bisenzio, SS 222 Chiantigiana, SS 229 del Lago d’Orta, SS 513 di Val d’Enza ed il Raccordo Tangenziale Nord Città di Bologna (Casalecchio-Aeroporto-San Lazzaro

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Dispositivi antiabbandono obbligatori dal 7 novembre, verso rinvio delle sanzioni

E’ scattato il 7 novembre 2019 l’obbligo per i seggiolini anti-abbandono per i bambini con meno di quattro anni e c’è stato subito un coro per chiedere una moratoria per l’applicazione delle sanzioni. I costi dei nuovi dispositivi per le automobili sono alti e ancora non sono scattati gli incentivi. Per questo dalle associazioni dei consumatori alle organizzazioni che si occupano di famiglia, si chiede di rinviare la parte della legge che prevede le multe. La ministra Paola De Micheli assicura che è pronta ad intervenire per posticipare l’applicazione delle sanzioni.

Seggiolino anti-abbandono: cosa c’e’ da sapere

Per De Micheli è “sacrosanta e di civiltà” la legge sull’obbligo di installazione dei dispositivi anti-abbandono. La ministra spiega anche che sarà presto possibile ottenere il rimborso di 30 euro per la spesa sostenuta. “Trovo vergognoso – aggiunge – strumentalizzare la vita dei nostri figli a fini politici. Questa legge dovrebbe costituire soltanto una conquista per tutti e non un motivo di polemica”. Poi ha rassicurato: “Le sanzioni sono previste dalla legge 117, votata all’unanimità dal Parlamento italiano, ed entrano in vigore per legge insieme all’obbligo. Per dare più tempo per adeguarsi all’obbligo è necessario un altro intervento di legge, quindi stiamo studiando in quale decreto inserire l’emendamento che potrà essere del governo o della maggioranza, perché sia il Partito Democratico che altri partiti si sono detti disponibili a posticipare l’entrata in vigore delle sanzioni.”

De Micheli ha spiegato che “non è stato anticipato niente, abbiamo semplicemente seguito quello che diceva la legge” in quanto “la legge prevedeva 120 giorni dal decreto e comunque non oltre il primo di luglio”. “Agli inizi di settembre, quando sono diventata ministro, è avvenuta una tragedia a Catania, dove un bambino è morto, ed è apparso chiaro che il ritardo con il quale stava uscendo quel decreto non potevamo permettercelo. Quindi abbiamo accelerato il più possibile – continua De Micheli -. La data tassativa era il primo di luglio; considerato il lavoro fatto in questi giorni, nel decreto pubblicato abbiamo dato la scadenza del 7 novembre. Quindi la scadenza del 7 novembre non è stata anticipata ma era già nel decreto attuativo”.

Seggiolini antiabbandono, De Micheli: “Bonus 30 euro per aiutare famiglie”

A chiedere di “congelare” le sanzioni è stato il Forum Famiglie, l’associazione vicina alla Cei che si occupa di famiglia. Uno stop “almeno fino a quando non saranno emanate disposizioni chiare sull’erogazione del contributo statale per chi dovrà acquistare gli adattatori o i nuovi seggiolini. Confidiamo, inoltre, nell’impegno del Governo a informare in modo adeguato le famiglie, mettendole in condizione di provvedere ed evitare le sanzioni”, ha detto la vicepresidente Emma Ciccarelli.

Ad attaccare il governo sull’entrata in vigore del provvedimento era stata in Parlamento la Lega: “E’ vergognoso che questo governo di incapaci sia riuscito a creare l’ennesimo caos anche su un tema delicato come quello dei dispositivi antiabbandono per i bambini in auto”, hanno sottolineato alcuni deputati. Dura anche la posizione di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia: “Peccato che finora non ci sia stata alcuna campagna informativa, il decreto fiscale ha previsto finalmente un contributo per l’acquisto ma non si sa come accedervi, le aziende produttrici in buona parte non sono pronte con il quantitativo necessario, i negozi che ne hanno non li vendono perché non hanno certezze sulla loro conformità. È l’ennesimo pasticcio”.

L’Aci ricorda che il provvedimento riguarderà 1,8 milioni di bambini: sul mercato da qui a Natale saranno disponibili alla vendita solo 250mila seggiolini. “Con un briciolo di buon senso in più sarebbe stato meglio fare scattare l’obbligo nella data preventivata a suo tempo, il 6 marzo 2020, per dare modo a tutti (produttori, venditori e utenti) di attrezzarsi in maniera adeguata”, afferma Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile Club di Milano.
fonte ansa

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Accordo Fca-Psa per il quarto gruppo al mondo. Conte: ‘Garantire i livelli di produzione e occupazione’ Accordo paritetico. Carlos Tavares amministratore delegato, John Elkann presidente

Fca e Psa ‘progettano di unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile’. Il nuovo gruppo che nascerà dalla fusione sarà controllato al 50% dagli azionisti del gruppo Psa e al 50% dagli azionisti di Fca. ‘Sinergie annuali a breve termine stimate in circa 3,7 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti’.

L’aggregazione creerebbe il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di unità vendute (8,7 milioni di veicoli), con ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi di euro. John Elkann sarà presidente, Carlos Tavares ceo e membro del consiglio di amministrazione. Nel board 5 consiglieri a testa, più Tavares.

Schizza il titolo di Fiat Chrysler in apertura della giornata di contrattazioni a Wall Street, guadagnando oltre il 7%. Il titolo di Peugeot perde invece oltre l’11%.

“La fusione proposta – dice Mike Manley, ad di Fca, in una lettera ai dipendenti – va oltre i numeri e le sinergie. Intendiamo unire due aziende con la stessa visione, lo stesso livello di apertura e fiducia l’uno nell’altro”.

Per il premier Giuseppe Conte “è un’operazione di mercato, non posso giudicare l’accordo ma quello che preme al governo è che sia assicurato il livello di produzione e quello di occupazione in Italia e quindi la continuità aziendale”.

Secondo gli analisti di Equita, la fusione Fca-Psa “è un deal positivo che oltre a migliorare il profilo di rischio permette di beneficiare delle rilevanti sinergie industriali altrimenti non ipotizzabili e ottenere un premio nella valutazione. L’operazione potrebbe avere un impatto positivo anche sui rating di FCA, attualmente Ba2 (Moodys) / BB+ (S&P) and BBB- (Fitch), per cui un upgrade di un notch da parte di S&P farebbe scattare l’inclusione dei bond FCA negli indici di credito Investment Grade. Già ieri S&P – ricordano gli analisti – aveva definito positivamente le implicazioni del deal sul profilo di credito di FCA”.

Prima del perfezionamento dell’operazione Fca distribuirebbe ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro e la propria partecipazione in Coma. Peugeot distribuirebbe ai propri azionisti la partecipazione del 46% in Faurecia.

“Sinergie annuali a breve termine stimate in circa 3,7 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti”, è uno degli obiettivi che si raggiungerebbero con la creazione del nuovo gruppo.

L’operazione porterà alla nascita del quarto costruttore al mondo con 8,7 milioni di auto vendute alle spalle di Gm, Volkswagen e l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Oltre 400.000 i dipendenti. Il fatturato sfiorerà i 200 miliardi di euro. (SCHEDA: i numeri delle due società)

“Sono contento di avere l’opportunità di lavorare con Carlos e il suo team su questa aggregazione che hai potenziale per cambiare il settore”. è il commento di Mike Manley, attuale amministratore delegato di Fca sull’intesa con Psa. “Abbiamo una lunga storia di cooperazione con Group Psa e sono convinto che, insieme a tutte le nostre persone, potremo creare una società leader nella mobilità a livello globale”, aggiunge Manley.

Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, “accoglie favorevolmente” il progetto di fusione tra Psa e Fiat Chrysler (Fca) ma lo Stato francese, azionista di Psa, resterà “particolarmente vigile” sulla tutela dell’apparato industriale in Francia: è quanto si legge in una nota diffusa dal ministero francese dell’Economia.

“Si conferma una propensione europea ed un grande gigante potenzialmente europeo che è nella linea di ciò che sosteniamo”, ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a Bolzano, commentando le notizie sulla fusione tra Fca e Psa. “Occorre considerare la concorrenza in Europa non solo in chiave nazionale – ha aggiunto Boccia – Abbiamo bisogno di giganti europei per affrontare le sfide con Cina e Usa”. La fusione, ha concluso, darebbe vita ad “una dimensione aziendalistica interessante”.

“C’è una fortissima preoccupazione per gli stabilimenti. In Italia c’è una capacità produttiva installata di 1,5 mln di auto, ma ne vengono prodotte meno della metà. I nostri stabilimenti sono pieni di cassintegrati, la fusione è molto rischiosa”, così Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil questa mattina a Radio anch’io, Rai Radio1, secondo quanto riporta una nota della trasmissione.

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Dalla Magirus la prima autopompa dei pompieri a gas Come base meccanica sfrutta il nuovo Iveco Eurocargo

Arriva dalla Magirus, brand del gruppo CNH Industrial, il primo veicolo dei pompieri alimentato a metano. Realizzato partendo dalla base meccanica del nuovo Iveco Eurocargo, questa rivoluzionaria autopompa è l’ultima aggiunta alla serie “Innovative Drive Line” del marchio, che propone l’applicazione della tecnologia di propulsione alternativa alla gamma Magirus di veicoli antincendio, all’interno di una strategia che ha dato i suoi primi frutti nel 2018 con la produzione della prima autopompa Magirus completamente elettrica a zero emissioni.

Presentata a Ulm, in Germania, la prima autopompa antincendio con motore alimentato a gas è già in produzione e offre una soluzione pratica e green ai vigili del fuoco e alle autorità locali di tutto il mondo, grazie alle notevoli riduzioni delle emissioni di NOx e di CO2 rispetto allo stesso mezzo a benzina o a gasolio. Costruita sul telaio dell’Eurocargo “Natural Power” 4×2, dispone di un serbatoio di carburante della capacità di 420 litri di metano che assicura al veicolo un’autonomia fino a 300 chilometri o un funzionamento della pompa fino a quattro ore. Questa nuova proposta Magirus, sottolineano dalla CNH Industrial, “rientra nel solco di una lunga tradizione di sviluppo e produzione di veicoli a gas naturale legata ai marchi del gruppo. Dalla pionieristica tecnologia del gas naturale circa 20 anni fa, FPT Industrial ha prodotto oltre 50.000 motori a gas naturale, funzionanti sia con gas naturale compresso (GNC) sia con gas naturale liquefatto (GNL). Ci sono circa 28.000 veicoli alimentati a gas naturale dei marchi di camion e autobus di CNH Industrial Iveco e Iveco Bus oggi sulla strada, rendendoli in questo i leader europei assoluti”

fonte ansa

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Volkswagen punta su biometano, sperimentazione Biomether Lungo monitoraggio su 3 Polo, 2 con biogas e una con gas fossile

Oggi a Reggio Emilia, la Società Consortile dell’Emilia-Romagna ART-ER, la Società multiservizi IREN e Volkswagen Italia hanno presentato il loro accordo di collaborazione stipulato nell’ambito del progetto Biomether. Si tratta di una sperimentazione che coinvolge tre Polo TGI: due di queste verranno alimentate con biometano prodotto dall’impianto IREN di Roncocesi (RE), l’altra con comune metano fossile. Verifiche periodiche condotte dai tecnici dell’ENEA monitoreranno emissioni, consumi ed effetti dei due carburanti sulla meccanica delle vetture. L’obiettivo di questa collaborazione è dimostrare la sostenibilità del biometano come alimentazione a basse emissioni e con ridotto impatto sulla qualità dell’aria. Nella fase di transizione verso la mobilità a zero emissioni totali, il metano può giocare un ruolo chiave grazie al suo elevato potere energetico e alla possibilità di essere generato da processi che rispettano l’ambiente. Uno dei maggiori vantaggi delle vetture a metano, infatti, consiste nella possibilità di alimentarle non solo con gas fossile, bensì anche con carburanti alternativi, quali ad esempio il biometano ottenuto da fonti rinnovabili. Il biometano acquista un’importanza crescente grazie alle sue caratteristiche di ecocompatibilità e alla possibilità di una produzione prossima al luogo in cui poi viene utilizzato. Se si effettua il rifornimento esclusivamente con questo carburante, infatti, le auto producono circa l’80% di CO2 in meno rispetto a quelle alimentate a benzina. Su queste premesse si fonda la collaborazione tra Volkswagen Italia e i partner ART-ER e IREN.

Biomether è un progetto cofinanziato da Unione Europea e Regione Emilia-Romagna che ha dato avvio alla filiera del biometano in Emilia-Romagna attraverso due impianti dimostrativi, da biogas di discarica e da fanghi di depurazione.

Le tre Volkswagen Polo TGI saranno monitorate dall’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ENEA. Questa verificherà le emissioni (CO, CO2, idrocarburi totali, NOX), i consumi e le condizioni del motore con appositi test a banco. Sono previsti tre momenti di prova: il primo all’avvio della sperimentazione, il secondo dopo circa 15.000 km percorsi e quello finale al raggiungimento dei 30.000 km. I risultati permetteranno di verificare la sostenibilità del biometano nel trasporto come soluzione per una mobilità a basse emissioni di carbonio e con ridotto impatto sulla qualità dell’aria. Le Polo TGI protagoniste della sperimentazione sono mosse da un 1.0 tre cilindri che sviluppa 90 CV ed eroga la sua coppia massima di 160 Nm già a 1.800 giri e fino a 3.800 giri. La Polo TGI accelera da 0 a 100 km/h in 11,9 secondi e raggiunge la velocità massima di 183 km/h. Nel ciclo WLTP, i consumi sono pari a 3,9-4,0 kg/100 km di metano, equivalenti a 105-109 g/km di CO2.

fonte ansa