Canone RAI: cambia tutto nel 2026. Ecco il nuovo importo che pagherai ogni mese

Il Canone RAI cambia nel 2026 e bisogna capire subito quanto inciderà sul portafoglio. Qui trovi la cifra concreta, chi paga davvero e cosa fare subito per evitare sorprese in bolletta.

Quanto pagherai ogni mese per il Canone RAI 2026?

La novità principale è il nuovo importo: €12 al mese, pari a €144 all’anno. La somma viene addebitata in bolletta elettrica, come avvenuto negli anni precedenti, ma con una diversa ripartizione temporale che rende l’addebito più visibile.

Detto in parole povere: vedrai una voce specifica sulla tua bolletta. Un cliente si è presentato in studio la settimana scorsa preoccupato per una voce «Canone TV» raddoppiata su una bolletta semestrale; la spiegazione era proprio la nuova ripartizione.

Chi paga e chi può evitare di pagare il nuovo canone?

Resta valida la regola che il canone grava sul titolare della fornitura elettrica dell’abitazione principale. Tuttavia permangono esenzioni per over 75 con ISEE sotto soglia e per chi dimostra di non possedere un apparecchio televisivo tramite dichiarazione sostitutiva.

Dopo 25 anni di attività nello studio di Padova, questo tipo di richiesta arriva almeno una volta al mese: spesso la documentazione è incompleta o scaduta. La perdita dei requisiti è frequente e la responsabilità ricade sul contribuente che non aggiorna la dichiarazione.

Cosa fare subito per non pagare più del dovuto

Controlla la bolletta elettrica: se l’addebito del Canone RAI appare più alto o ripartito in modo diverso, segnala subito al fornitore. Se si rientra nelle esenzioni, invia la dichiarazione sostitutiva aggiornata entro i termini previsti per evitare addebiti retroattivi.

In caso di errore, richiedi il rimborso seguendo la procedura indicata dall’Agenzia delle Entrate e conserva copia della corrispondenza. Un cliente ha ottenuto il rimborso dopo aver fornito la documentazione corretta: servivano pazienza e un po’ di insistenza alla compagnia elettrica.

Consiglio pratico finale: metti una scadenza sul calendario per verificare l’esenzione ogni anno e conserva le ricevute delle dichiarazioni. Il punto è questo: non è la cifra in sé che manda in crisi, ma gli errori di gestione. Chi controlla perde meno tempo e soldi.

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